I SAN MARTINO DI PARELLA
Prima conti e poi marchesi, costituirono una delle numerose famiglie dei San Martino, che assieme ai Valperga e ai Masino tanta parte ebbero nella storia del Canavese.
Titolari del feudo di Parella e dintorni sin dal sec. XIII e proprietari fino al 1817, quando la casata si estinse, del castello che sorge nella parte bassa del paese, al confine con Colleretto Giacosa.
Fra i diversi personaggi che si distinsero spiccano:
GIOVANNI (1397-1479), nato nel castello di Parella, fu attivissimo ed illuminato Vescovo di Ivrea; dal 1436 al 1479 resse la diocesi con zelo religioso, curando l’arte dell’abbellimento della cattedrale, della cui sacrestia gettò le fondamenta nel 1464, ed ornò il coro con stalli canonicali portanti bellissime sculture poi finite al Museo Civico di Torino ed ivi rinvenute nel 1921 da Francesco Carandini.
Tra le altre sue opere: con la sua intermediazione nel 1459 vennero definiti i confini tra Pavone e la Pedanea, una controversia che durava da secoli; nel 1455 benedisse la posa della prima pietra della chiesa di San Bernardino dei Frati Francescani Minori Osservanti; nel 1477 nella camera da letto del Vescovo nel palazzo vescovile eporediese venne firmata la convenzione tra i suoi nipoti Gaspare e Reynerio, figli di suo fratello Aymonetto, con Franceschino e Giuseppe Vach di Caselle per la costruzione della cartiera di Parella.
Fu sepolto nel Duomo di Ivrea in cui, aderente al muro di fondo della chiesa, esiste il coperchio tombale sul quale è scolpita la sua figura. Fra i ritratti dei Vescovi di Ivrea, affrescati nel salone d'ingresso del Vescovado che contiene anche gli affreschi delle antiche chiese parrocchiali della diocesi spicca al 49° posto il suo ritratto, coi baffi e la mosca che gli conferiscono un aspetto più di uomo d'armi che di chiesa, e comunque di uomo di potere.
PAOLO EMILIO (1575-1654), nato nel castello di Parella, ricoprì molte cariche pubbliche prestigiose, tra cui quella di Gran Balivo, governatore e luogotenente generale per conto dei Savoia del Ducato di Aosta e della città e provincia di Ivrea dal 1620 al 1636
CARLO EMILIO (1639-1710), la figura più prestigiosa della casata.
In breve alcune sue imprese: nel 1672 partecipa alla guerra del Genovesato, alla guida di un manipolo di volontari, ma finisce prigioniero, per pochi mesi, nella torre del Palazzo Ducale di Genova; nel 1681 è al comando delle truppe ducali inviate a Mondovì per sedare la rivolta detta “del sale”; è volontario tra le truppe ungheresi contro i Turchi e si copre di gloria nella battaglia di Vienna; nel 1686 gli viene assegnato il comando del Reggimento delle Guardie col grado di Maresciallo di campo; nel 1690-91 combatte con alterna fortuna contro le truppe francesi del generale Catinat, portando l’attacco anche al di là delle Alpi, nel Delfinato; nel 1704 partecipa in qualche modo alla difesa di Ivrea dall’assedio delle truppe francesi; nel 1706 viene ferito nella battaglia di Mulassano, sempre contro i francesi.
Di lui scrisse A.Ferrero della Marmora un libro intitolato «Notizie sulla vita e sulle geste militari di Carlo Emilio San Martino di Parella» (Torino, 1863), dove lo definisce “distintissimo uomo di spada, di fermezza senza pari, di un valore spinto fino alla temerità, noncurante di personale interesse”. Ammirato per la sua spavalderia e criticato per il suo comportamento ai limiti del razionale, non è stata mai messa in dubbio la sua onestà, il suo coraggio, la sua decisione, il fascino che esercitava sui suoi soldati.
Dopo una vita avventurosa al servizio dei Savoia, negli ultimi anni, malandato di salute, si ritirò a Parella, dove morì il 16.11.1710 e venne sepolto nella tomba di famiglia nella chiesa parrocchiale.
L’ultimo San Martino di Parella fu Alessio III: nato il 23.10.1744, fu ambasciatore sabaudo presso le corti imperiali di Russia e Prussia e morì nel 1801, senza figli, lasciando eredi per testamento i figli di suo fratello conte Giovanni Antonio; ma alla sua morte non era vivo nessuno dei nipoti e l'eredità passò ai figli della defunta sorella Ludovica Benedetta, moglie del cavaliere Giuseppe Maria Avogadro di Casanova. Il castello ed i relativi beni passarono di proprietà numerose volte: nel 1962 fu acquistato da Gian Luigi Dotto, che vi compì notevoli opere di restauro, e il castello divenne rinomato luogo di cerimonie. Oggi è di proprietà di una società di affari e la sua destinazione è incerta.