GIACOMO NARETTI (Parella 1831-Asmara 1899)
Nato a Parella, figlio di contadini, falegname, emigrò nel 1856 a Marsiglia, nel 1864 ad Alessandria d’Egitto e nel 1870, con una società di artigiani italiani e francesi, in Etiopia, dove, “colla sua onestà, col suo grande senso pratico e colla rettitudine e disinteresse dei suoi intendimenti seppe accaparrarsi la stima e l’affetto del Re [l’imperatore Johannes IV] che lo tiene come un vero amico e pregiato consigliere”, come scrisse l’esploratore Giuseppe Vigoni della spedizione Matteucci.
In Etiopia Naretti costruì alcune chiese, il monumentale trono e il palazzo imperiale di Macallè, oggi trasformato in museo contenente oggetti relativi all’imperatore Johannes, tra cui il trono costruito dal Naretti.
Il suo nome è entrato nei libri della storia coloniale italiana per l’aiuto dato alle spedizioni italiane in Etiopia, che avevano lo scopo dichiarato di esplorazione geografica, scientifica e commerciale, ma che intanto preparavano la penetrazione italiana in Africa Orientale, a vantaggio della quale Naretti divenne uno strumento prezioso.
Nel 1886, in seguito all’occupazione italiana del porto di Massaua, tornò a Parella, accolto trionfalmente, e qui scrisse il diario delle sue avventure, pubblicato nel 2004 dall’Associazione di Storia ed Arte Canavesana di Ivrea col titolo “Giacomo Naretti alla corte del negus JohannesIV d’Etiopia - Diari 1856-1881”, a cura del prof. Alberto Sbacchi, storico di livello internazionale, e del parellese ing. Gino Vernetto.
Alla fine del 1887 tornò in Africa, prima a Massaua e poi ad Asmara, dove morì l’8 maggio 1899 e “Tutte le autorità, tutti gli italiani ... dimoranti in Asmara lo hanno accompagnato al cimitero.” (Da “Il Diario Eritreo” di Ferdinando Martini, all’epoca governatore dell’Eritrea)